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martedì, 18 novembre 2008
Checco Zalone ed i Negramaro

MITICO

Postato da: mirkoderosa a 20:57 | link | commenti

domenica, 16 novembre 2008
PDL/ La Russa: a fine febbraio convention con FI per la nascita

Per Alleanza Nazionale andranno 1.800 delegati su 6mila totali

Milano, 15 nov. (Apcom) - A fine febbraio, al più tardi all'inizio di marzo, sarà organizzata la convention per la nascita del nuovo Pdl che vedrà confluire Alleanza nazionale e Forza Italia. Un appuntamento al quale Alleanza nazionale sarà presente con 1.800 delegati sui 6.000 complessivi. Di questi, 1.500 saranno scelti dalla base del partito in un congresso che precederà di poco la convention del Pdl, mentre 300 saranno individuati nella società civile, e non dovranno essere necessariamente iscritti al partito, attraverso 1.000 gazebo che saranno dislocati in tutta Italia a partire nelle settimane prima di Natale. Ad anticipare le tappe che porteranno alla nascita del Pdl è stato Ignazio La Russa, reggente di An e ministro della Difesa, durante l'inaugurazione del Pdl point in galleria Vittorio Emanuele a Milano.

Durante la convention del Pdl sarà votato anche lo statuto del partito, che vedrà nella 'cabina di comando' un presidente, Silvio Berlusconi, affiancato da un organismo composto da 15 elementi che saranno votati insieme al presidente. In futuro è anche allo studio la figura di un segretario o di un vicepresidente. Secondo quanto indicato da La Russa, che dalla prossima settimana lavorerà a tempo pieno per la definizione del nuovo statuto del Pdl, con l'aggregazione di Forza Italia e Alleanza nazionale non ci sarà la perdita di "neanche un milligrammo di identità o di peso, cioè di persone, da parte dei due partiti. Nel Pdl ci saranno tante identità racchiuse in un'unica cornice valoriale". Altro elemento qualificante del nuovo Pdl sarà "la fine delle rendite di posizione dal momento che il partito si baserà solo esclusivamente sul merito", ha spiegato La Russa.

Secondo il reggente di An, il nuovo Pdl "sarà più di quanto sono stati fino a oggi Forza Italia e Alleanza nazionale. Un partito che aspira ad avere il 40 per cento dei voti non può essere solo autoreferenziale e deve essere trasparente. In generale i partiti sono vecchi e credo che dobbiamo creare nuove forme e nuove regole da aggiungere a quelle vecchie", ha spiegato La Russa. Fra le iniziative allo studio per avvicinare il più possibile il nuovo Pdl alla società, La Russa ha anche indicato il progetto di dar vita a forum "come momenti di confronto sui temi più importanti. L'idea è quella di inserire i forum, che potrebbero essere almeno dieci, all'interno dello statuto del nuovo Pdl", ha detto. Fra i temi che potrebbero essere affrontati dai forum La Russa ha indicato la cultura, l'ambiente, le professioni e con ogni probabilità temi etici che si sono rivelati molto importanti in questi giorni con il caso di Eluana Englaro. In questa direzione va anche l'apertura del nuovo Pdl point inaugurato oggi: qui una volta alla settimana, probabilmente il sabato, si terranno discussioni aperte anche ad apporti esterni su temi che il Pdl vuole trasmettere alla società civile.

In conclusione, La Russa ha sottolineato: "Il percorso organizzativo che porterà al Pdl è in fase molto avanzata e saranno superate tutte le difficoltà fisiologiche in un processo così complesso".

 

 

Postato da: francisbelgio68 a 10:44 | link | commenti (3)

martedì, 28 ottobre 2008
La Taranta è di Centrodestra

Postato da: mirkoderosa a 16:22 | link | commenti
zelig, taranta, checco zalone

domenica, 26 ottobre 2008
Eroi della Pace

aereonautica

bandieramezz

Il nostro ultimo saluto a:

Capitano pilota Michele CARGNONI, 30 anni, di Brescia;
Tenente pilota Marco PARTIPILO, 29 anni, di Bari;
1° maresciallo Giovanni SABATELLI, 50 anni, di Fasano (Brindisi);
1° maresciallo Carmine BRIGANTI, 41 anni, di Balzano (Taranto);
Maresciallo 1^ classe Giuseppe BISCOTTI, 37 anni, di Grottaglie (Taranto);
Maresciallo 1^ classe Massimiliano TOMMASI, 34 anni, di Calimera (Lecce);
Maresciallo 1^ classe Teodoro BACCARO, 31 anni, di San Vito dei Normanni (Brindisi).
Capitano pilota Stefano Bazzo, originario di Vicenza, in servizio all’83° Centro SAR di Rimini.

Postato da: mirkoderosa a 17:27 | link | commenti
eroi, aereonautica

venerdì, 24 ottobre 2008
Cosa Accade All'Università

Come spesso accade chi parla in Italia lo fa solo per dare fiato alla bocca spesso ignorando di cosa stia parlando; legittimamente, si intenda. Cerchiamo con ordine di fare maggiore chiarezza riportando alcuni dati sull'Università Italiana.

  • nessuna Università Italiana risulta per eccellenza tra le prime 150 al mondo
  • 327 facoltà hanno meno di 15 iscritti
  • abbiamo meno laureati che in Cile
  • 37 corsi di laurea hanno 1 solo studente
  • abbiamo 5500 corsi di laurea (il doppio della media europea)
  • 170.000 materie insegnate (90.000 media europea)
  • 320 sedi distaccate nei posti più disparati
  • negli ultimi anni concorsi per 13.000 posti universitari mentre le promozioni sono state 26.000 (il doppio)
  • il 97% dei fondi del Ministero dell'Istruzione finisce negli stipendi dei docenti

Insomma così com'è, credo sia pacifico, non può andare; la nostra Università va riformata puntando sul merito e sulla razionalizzazione della spesa per ottimizzare le risorse evidentemente non infinite. Il decreto convertito in legge in data 6/08/'08 n 133 non è una riforma Universitaria bensì una legge che va nella direzione su indicata.

Nella legge suddetta i temi interessanti l'Università riguardano gli articoli 16 e 66 ed affrontano il concetto nuovo ma non diabolico di Fondazione Universitarià, quello della Perequazione e quello del Turn Over.

Ogni anno l'Università pubblica riceve dallo Stato l'FFO, fondo finanziamento ordinario, pari a circa l'80% dell'entrate; a questo si aggiungano le tasse pagate dagli studenti. Tutto l'importo dell'FFO, quando non anche di più, viene utilizzato dalle università per pagare il personale docente, assistente, ricercatore, ecc...Per la ricerca rimane 0; per l'innovazione 0; per lo sviluppo 0. Un primo problema consiste quindi nel reperire fondi, pubblici ma anche privati - perchè no; e la legge va proprio in questa direzione: le Università private che decidessero, a maggioranza assoluta del Senato Accademico, di trasformarsi in Fondazioni Universitarie potrebbero reperire finanziamenti privati di aziende interessate ad investire in quell'Università. Ad esempio un'azienda di informatica potrebbe avere interesse ad investire nella facoltà di ingegneria; un'azienda di design potrebbe investire in quella di architettura e così via. Il vantaggio principale, nel breve tempo, sarebbe quello di esaltare il merito, la capacità, la professionalità di quelle Università che puntano sulla ricerca, sullo sviluppo, sulla meritocrazia e che quindi invogliano le aziende - grandi, piccole e medie- ad investire sul futuro di quei giovani. Le Università non in grado di fare cultura finirebbero per essere tagliate fuori, come giusto che sia. E tutto ciò a costo 0 per lo studente che non vedrebbe la sua tassa lievitare, come sento insensatamente dire, dietro il pretestuoso spauracchio che il privato occuperebbe le nostre scuole, che sono e rimarranno di chi ha voglia di imparare. 

In realtà attraverso il concetto di perequazione si garantisce a quelle Università che non attraggono capitale privato di ricevere comunque i fondi dallo Stato attravero l'FFO di cui sopra. Peccato che quell'importo verrebbe speso per mantenere in vita chi proprio non lo merita e magari sperpera denaro - pubblico -, assume con la logica del baronato, del nepotismo, avvia corsi con pochissimi studenti (vedi sopra) e moltiplica cattedre e collaboratori a dispetto di chi, con sacrificio, rispetto e professionalità svolge il proprio ruolo nell'interesse dello studente e del Paese. Vorrei sapere perchè debbano nascere Università come i funghi nei posti più strani se non per una sprecona volontà figlia della comodità (e parla chi per frequentare l'Università ha spostato il suo domicilio di oltre 1000km).

Non ha torto il Presidente Berlusconi quando parla di occupazione illegale delle Scuole e delle Università: l'interruzione di pubblico servizio è un reato regolato dal codice penale. Chi commette un reato con la presunzione di farlo per un proprio diritto dimentica che ha un dovere: quello di consentire a chi ne ha voglia di poter studiare, in questo caso. Massimo diritto, tra l'altro sancito dalla Costituzione, di manifestare, scioperare, effettuare cortei, sit in sempre nella legalità; tolleranza zero però nei confronti di chi lede un diritto altrui arrogandosene la proprietà; in quei casi benvenga l'intervento dello Stato.

Infine, a seguito di assunzioni effettuate spesso senza criterio se non quello dell'interesse personale, ci troviamo nella situazione in cui il turn over diventa un obbligo: nei prossimi anni a seguito del pensionamento di personale universitario non si assisterà al pari inserimento di altrettanto personale. E la colpa non è del governo Berlusconi bensì di chi, negli anni scorsi, ha assunto senza regole, ripeto per l'ennesima volta, se non quella dell'interesse personale.

Postato da: mirkoderosa a 10:20 | link | commenti (4)
università, gelmini

giovedì, 23 ottobre 2008
Da leggere anche se scontate...

http://www.lalibre.be/index.php?view=article&art_id=454206

Un boulevard pour Silvio Berlusconi

Frédéric Hacourt

Mis en ligne le 21/10/2008

La gauche est incapable de présenter un front crédible face au Premier ministre. Dernier épisode : les tensions entre Walter Veltroni et Antonio Di Pietro. De plus, la gestion par décret encourage la contestation par la rue.
Correspondant à Rome

On les croyait indissolublement unis par un mariage. Plus de nécessité que de raison, il est vrai. Or voici que le torchon brûle entre le Parti démocratique (PD) et l'Italie des valeurs (IDV), les deux formations constituant l'opposition à Silvio Berlusconi.

En direct à la télévision et pour la première fois, Walter Veltroni, secrétaire du PD, s'en est vivement pris à Antonio Di Pietro, son homologue de l'IDV, l'accusant d'avoir "brisé le pacte" qui les lie en assumant des positions "très lointaines de l'alphabet et de la culture démocratique du centre-gauche". "Di Pietro est un politicien déloyal et fait tout pour rendre difficiles les rapports entre majorité et opposition et dans l'opposition même", a-t-il ajouté.

Antonio Di Pietro a répondu par retour du courrier : "L'IDV est un parti structurel de centre-gauche. Veltroni croit-il y aller sans notre contribution ? Il n'aurait même pas droit à un lot de consolation. Les approches puériles du secrétaire du PD vers la majorité ont un relent collaborationniste; on ne traite pas comme cela avec ce requin de Berlusconi", tonne-t-il.

Un recours à la débâcle

Aux élections législatives d'avril dernier, l'apport de l'IDV qui a conquis de justesse 32 députés et 15 sénateurs, permit à la gauche, perdante, d'éviter la débâcle totale. Mais Antonio Di Pietro, l'ancien magistrat rendu célèbre par sa lutte contre la corruption politique, qui a depuis montré de remarquables dons de tribun, a toujours entendu mener seul sa barque en se faisant l'aiguillon d'une opposition pure et dure. Ce qui le démarque de ses alliés, qui penchent plutôt pour la prudence face à un Silvio Berlusconi Premier ministre tout-puissant et dominant le Parlement, qu'il modèle à ses besoins.

Ce n'est pas un hasard si seules l'IDV et la gauche extra-parlementaire sont jusqu'à présent descendues dans la rue pour s'opposer, en ces temps de crise, à la politique socio-économique berlusconienne alors que le PD, lointain héritier du Parti communiste, va de balbutiements en luttes internes qui le paralysent.

La réforme de l'éducation

Le dernier sujet de discorde est constitué par la réforme de l'enseignement imposée par le Premier ministre Silvio Berlusconi. Il s'agit de supprimer quelque 85000 emplois d'institutrices, un coup pour la qualité de l'école publique.

Dernier addendum, concédé à la très xénophobe Ligue du Nord : la constitution de classes spéciales pour les enfants étrangers ne maîtrisant pas la langue italienne. Certains parlent ouvertement d'"apartheid".

Le monde scolaire est, transversalement, en révolte et l'IDV appuie dans le concret ces revendications. De l'autre côté de la barrière, Silvio Berlusconi a beau jeu de se gausser des disputes entre ses adversaires, "des gens avec lesquels il est inutile de discuter", proclame-t-il.

Du haut de son Olympe, le Premier ministre considère par ailleurs les travaux parlementaires comme une "perte de temps" et procède par décrets qu'il fait traduire en lois, à coups de votes de confiance, par un hémicycle tout à sa dévotion. Il s'est ainsi octroyé une mesure le mettant à l'abri des poursuites judiciaires dont il est encore l'objet. "Me ne frego" ("Je m'en fous"), répète-t-il à l'envi.

Un test pour Veltroni

La petite phrase n'est pas innocente : elle fut le leitmotiv du fascisme. De là à évoquer l'instauration d'un nouveau régime, il n'y a qu'un pas qu'Antonio Di Pietro franchit allégrement, à la grande colère du très conciliant Walter Veltroni.

Tout ceci alors que le même Veltroni convoque à Rome, pour samedi prochain, une manifestation anti-berlusconienne qu'il veut aussi modérée qu'océanique. En cas d'échec, toujours probable, il aura lui-même creusé sa tombe.

Postato da: Edodude a 11:54 | link | commenti (1)

martedì, 21 ottobre 2008
IMMIGRATI: FINI, SUL VOTO AMMINISTRATIVO NON HO CAMBIATO IDEA

FAVORISCE INTEGRAZIONE DEI REGOLARI - IL RISCHIO DELLE LISTE 'ETNICHE'
 
Roma, 21 ott. (Adnkronos) - Sul voto amministrativo per gli immigrati regolari "non ho cambiato idea". Lo dice il presidente della Camera Gianfranco Fini nel corso di un incontro con i giornalisti della Stampa estera, ribadendo le ragioni della proposta avanzata da leader di Alleanza nazionale. "Si parla spesso della necessita' dell'integrazione -spiega- ma non esiste una ricetta. L'integrazione e' pienezza di diritti e pienezza di doveri: quindi, essere in Italia in modo regolare, avere un reddito, un domicilio, conoscere la lingua e rispettare le regole. Una modalita' per favorire l'integrazione e' proprio l'esercizio del voto per le elezioni amministrative. Non direi mai che e' sininimo di integrazione, pero' il mio e' un invito a riflettere".
 
Il diritto di voto, d'altronde, "e' gia' garantito e lo si vede dal numero di extracomunitari che partecipano alle consultazioni", il vero problema puo' essere rappresentato pero', secondo il presidente della Camera "dall'elettorato passivo, qualora si dovessero presentare liste 'etniche' o 'religiose' perche' l'integrazione e' l'opposto dell'identita' chiusa. Su questi temi sarebbe opportuno deporre la scimitarra della polemica e della propaganda, traendo esempio da quanto viene fatto nell'Unione Europeo, dove non tutto va preso ad esempio ma nemmeno tutto e' da buttare". In ogni caso, l'integrazione e' adesione "ai valori della societa' che ci ospita" e non semplice rispetto formale delle regole, come dimostra il caso del padre pakistano che uccise la figlia Hina perche' non osservava la 'sharia': "Non ci puo' essere precetto religioso -sottolinea Fini- che si antepone alla legge di uno Stato laico".
 
Il tema si interseca con quello della mozione della Lega per le classi di inserimento per i figli di immigrati che non conoscono la lingua italiana. Fini la difende: "Se si legge quella mozione non si puo' dire che sia razzista o contraria all'integrazione. Se si parla di classi transitorie e per un periodo limitato finalizzate all'apprendimento della lingua, non si tratta di discriminazione ma di integrazione". Quanto all'Osservatorio sul razzismo, annunciato qualche giorno fa, Fini ricorda che l'idea e' sorta dopo uno scambio di vedute con Maurizio Lupi e Rosy Bindi, vice presidenti della Camera (Pdl e Pd), "lo scopo e' quello di fotografare la realta'" e capire le reali percezioni della popolazione. Comunque, l'organismo e' tutto da costruire anche perche' si tratta di valutare come rapportarlo a strutture analoghe esistenti presso alcuni ministeri" come l'Interno e le Pari oportunita'. Alla domanda di una giornalista relativa al rischio che agli immigrati irregolari possa venir meno in Italia l'assistenza sanitaria che e' loro garantita nella Ue a causa di norme invasive della privacy, secondo la proposta di alcuni parlamentari, Fini osserva: "Non conosco la proposta in questione, ma se le cose stanno cosi', spero che non venga approvata non solo perche' le norme europee sono chiare al riguardo ma anche per una ragione che va oltre: il diritto alla salute attiene al rispetto della vita e dei diritti umani".

Postato da: francisbelgio68 a 18:31 | link | commenti (1)

RIFORME: FINI, DIPENDESSE DA ME LE FAREI ANCHE DOMANI

(ASCA) - Roma, 21 ott - ''Le riforme, dipendesse da me, le farei anche domani. Ma non e' il presidente della Camera che fissa l'agenda''. Cosi' Gianfranco Fini ha risposto a una giornalista della Stampa estera che gli chiedeva tempi e modi delle riforme parlamentari.
   ''Nel mio discorso di insediamento - ha ricordato il presidente della Camera - ho detto di augurarmi che questa fosse una legislatura costituente. Stavolta spero che il mio auspicio possa diventare realta'. E lo spero sia perche' questa legislatura puo' durare cinque anni, e tanti sono quelli necessari al Parlamento per riformare la seconda parte della Costituzione, sia perche' su molti punti come la riduzione del numero dei parlamentari, la fine del bicameralismo perfetto e la ridefinizione delle competenze condivise di Stato e Regioni, centrodestra e centrosinistra in linea di massima la pensano allo stesso modo''.
 Per Fini ''965 parlamentari sono troppi'' e anche per il fatto che ''abbiamo iniettato forti elementi di federalismo, non e' piu' possibile eludere la questione, ne' rinviarla sine die''. Quanto al nuovo ipotetico Parlamento, ''e' mia opinione che valga la pena di fare una Camera politica e una Camera delle Autonomie''.

Postato da: francisbelgio68 a 18:08 | link | commenti

PDL: FINI, AUSPICO CONGRESSO PRIMA DI EUROPEE

STATUTO PER MECCANISMI DI FUNZIONAMENTO MA STRADA E' GIUSTA
 
Roma, 21 ott. (Adnkronos) - All'incontro con la Stampa estera accreditata nella capitale la prima domanda che viene fatta al presidente della Camera Gianfranco Fini riguarda le sue decisioni prese da leader di An che ha dato l'ok al processo di formazione del Popolo della Liberta'. Fini ricorda di essersi dimesso da presidente di An perche' "il presidente della Camera e' una figura istituzionale e non puo' ricoprire incarichi di partito". Ma nella domanda c'e' anche un riferimento alla tabella di marcia della nuova formazione e Fini non si tira indietro: "Non voglio -precisa- indicare ne' strategie ne' tempi, perche' ci sono il reggente Ignazio La Russa e la classe dirigente di Alleanza nazionale che hanno il compito il timing della nascita del Pdl".
 
Tuttavia, la sua idea e' chiara. Sul congresso fondativo, "auspico la convocazione in tempi brevi, comunque prima delle elezioni europee, dopo che sara' stata approvata la bozza dello Statuto del nuovo partito, i cui valori sono per grandi linee quelle del Ppe, ma che ha anche bisogno di meccanismi di funzionamento".
 
"E quindi -prosegue- quando la commissione per lo Statuto avra' preparato il testo, An avra' il tempo per esaminarlo e approvarlo, non so se con modifiche o meno, e poi sara' approvato dal Pdl. Il processo, comunque, che ha visto le liste comuni alle elezioni e la creazione dei gruppi unici, e' approvato dagli elettori e questo -conclude Fini- indica che la strada intrapresa e' quella giusta".
 
      (Fan/Gs/Adnkronos)
21-OTT-08 17:47
 
NNNN

Postato da: francisbelgio68 a 18:03 | link | commenti

Il ricatto dell'ecosostenibilità

Posto un articolo del lucidissimo Franco Battaglia del Giornale, da anni capace di smascherare le falsità sull'ecosostenibilità attaccando il conformismo di molti "scienziati" e personaggi pubblici. Edoardo Dubini

Leggo che la Commissione europea avrebbe esortato a mantenere la volontà di riduzione delle emissioni di CO2 nonostante la crisi economica. Mi chiedo se gli sia venuto in mente che sarà proprio grazie alla crisi economica che una qualche riduzione si avrà. E mi chiedo anche quanta parte hanno avuto, in questa crisi economica, tutte quelle azioni che in questi anni sono state intraprese a livello mondiale proprio per implementare il protocollo di Kyoto. Che - ci auguravamo già nel lontano 2000 su queste pagine - sarebbe stato meglio mai partorire.
Forse una cosa non è sufficientemente apprezzata: la nostra civiltà è fondata sulla possibilità di trasferire energia abbondante e a buon mercato. Provate a immaginare come vi toccherebbe mutare le vostre abitudini di vita se foste privati del solo frigorifero. L’energia va risparmiata? La domanda è mal posta, perché l’energia né si crea né si distrugge; non a caso pochi righi sopra ho scritto «possibilità di trasferire». Trasferimento che oggi operiamo, quasi al 90%, bruciando petrolio, gas e carbone. E facciamo così perché è così che sappiamo fare. Dobbiamo allora risparmiare petrolio, gas e carbone, perché altrimenti finiscono? No, perché non ha senso risparmiare un bene finito. Per esempio: se il petrolio del pianeta finisse fra 50 anni e se l’Italia decidesse da domani di risparmiarlo al 100%, allora il petrolio del pianeta finirebbe fra 51 anni. Dobbiamo risparmiarli perché costano e bruciarli ci impoverirebbe? No, perché è proprio bruciandoli che possiamo trasferire più energia e far fronte alle crisi: è la disponibilità e il consumo di energia, non il suo risparmio, che crea posti di lavoro e, quindi, ricchezza e benessere.
Qualcuno s’è inventato che dobbiamo risparmiarli perché il pianeta, per via dell’effetto serra antropogenico, sarebbe malato e andrebbe salvato. I potenti del mondo gli hanno dato ascolto e decisero di ridurre le emissioni del 5% entro il 2012 (protocollo di Kyoto). Poi, visto che il mondo si sta rivelando incapace di operare alcuna riduzione, i potenti d’Europa decisero, con logica che mi sfugge, che la riduzione dovrebbe essere del 20% entro il 2020. E perché no? Dopotutto hanno dalla loro il precedente di quella potente regina che esortava che il popolo, affamato di pane, mangiasse brioches. Peccato che, a differenza della potente regina, i potenti d’Europa stiano anche dando i numeri: 20-20-20, dicono. Il che ci consente di fare l’aritmetica di cui vi risparmio i calcoli e vi do il risultato: l’Italia entro il 2020 dovrebbe essersi sbarazzata di tutte le automobili in circolazione. Oppure aver sostituito tutte le sue centrali elettriche (diverse da quelle idriche) con altrettanti reattori nucleari: a occhio e croce una trentina, con un impegno economico di 100 miliardi.
Non paghi della titanica sfida, non vogliamo reattori nucleari. Vorremmo turbine eoliche o pannelli fotovoltaici. Il che crea tre problemi. Uno economico, uno tecnico e uno ambientale. Per quello economico, basti sapere che impianti eolici e FV equipollenti a quelli nucleari detti costerebbero, rispettivamente, 200 e 2.000 miliardi. Per quello tecnico basti sapere che la loro presenza non evita l’installazione di quelli nucleari, che devono funzionare quando il Paese richiede energia elettrica anche se il sole non brilla o il vento non soffia. Per quello ambientale basti notare che servirebbero almeno 200.000 turbine eoliche e che smaltire pannelli FV dismessi è peggio che smaltire le scorie radioattive delle centrali nucleari.
Insomma, il 20-20-20 è una mostruosità logica, economica, tecnica e ambientale. E anche giuridica perché non è con la forza delle leggi dei parlamenti che si possono violare le leggi della scienza e dell’economia. Infine, è una mostruosità scientifica, perché se mi domandate se l’umanità sta scaldando il pianeta, la risposta è categorica: no. Ma come si fa a dirlo da sotto questa pesante cappa di conformismo che tutti opprime e asfissia? Accenno solo che a fronte delle 20 Gt di CO2 che l’umanità immette ogni anno, ve ne sono 2000 in atmosfera e 150.000 nelle acque degli oceani. Che dire? Andate pure avanti che a qualcuno già scappa da ridere?

 

Postato da: Edodude a 11:09 | link | commenti (1)